Quali sono i sintomi delle allergie alimentari? Ecco come riconoscerli e trattarli

Quali sono i sintomi delle allergie alimentari? Ecco come riconoscerli e trattarli

Spesso capita di mangiare qualcosa e poco dopo sentirsi infastidire da alcuni sintomi come l’irritazione del palato, l’insorgenza di eruzioni cutanee o coliche addominali. Con ogni probabilità questi disagi possono essere riconducibili alle allergie alimentari.

Diventa utile, dunque, riconoscere quali sono i sintomi delle allergie alimentari. Per comprendere ciò innanzitutto è utile capire cosa è l’allergia.

Il termine allergia deriva dal greco allos che vuole dire “altro”, ed ergon che significa “lavoro”, vale a dire una reazione anomala che non rientra nelle finalità utili all’organismo.

Le allergie alimentari propriamente dette, sono dovute ad una reazione difensiva anomala del nostro organismo verso una determinata sostanza ingerita, che viene riconosciuta come nemica.

Il sistema immunitario ha una reazione immediata e produce anticorpi detti immunoglobuline di classe E (IgE) e libera istamina, che è la responsabile della maggior parte dei sintomi.

I fattori che determinano l’insorgenza di questo disturbo possono essere di natura genetica ma anche i fattori ambientali possono rivestire un ruolo importante.

Altre cause sono da imputare agli additivi alimentari, allo stile di vita e al notevole numero di nuove sostanze chimiche ambientali.

Allergie alimentari: quali sono i sintomi

La reazione allergica è, per definizione, immediata. Dal momento del contatto con la sostanza allergizzante al momento della manifestazione dei sintomi intercorrono mediamente 15 minuti.

I sintomi dell’allergia ad alcuni cibi possono variare da quelli gastrointestinali (diarrea, coliche addominali), a quelli dermatologici (dalla bocca che pizzica all’eruzione cutanea) fino alle difficoltà respiratorie.

Trattamento delle allergie alimentari

 

La pratica Bionutrizionale dimostra che una corretta alimentazione può ridurre significativamente la frequenza e l’intensità delle reazioni allergiche, agendo in sinergia con le terapie farmacologiche, di cui spesso se ne potrà ridurre il dosaggio.

In ogni caso, il trattamento nutrizionale sarà modulato in base alla condizione clinica del paziente:

Fase acuta

In questa fase bisogna escludere drasticamente (per diversi giorni) dall’alimentazione:

  • Alimenti derivanti da processi di lievitazione realizzati in modo non ottimale e che potrebbero contenere ancora lieviti biologicamente attivi
  • Latte e derivati;
  • Carne rossa, di pollo e di maiale;
  • Fragole;
  • Pomodoro crudo, soprattutto se poco maturo;
  • Uova;
  • Tutti i prodotti ittici;
  • Alimenti già riconosciuti dal paziente, che gli provocano reazioni atopiche (pesca, kiwi, albicocca, alcune categorie di frutta secca, etc.);
  • Tutte le sostanze adrenergiche come caffè, cioccolato, tè, coca cola, e similari.

Fase subacuta

In questa fase la sintomatologia è meno intensa. Si inizieranno a reinserire con gradualità le singole categorie di alimenti, verificandone “in vivo” la tollerabilità da parte del paziente.

Per esempio, si proporrà la carne rossa, i pesci a minore contenuto di iodio e fosforo come quelli di scoglio o di fondale, il pollo (di allevamento biologico), il prosciutto crudo, etc.

Fase asintomatica

In fase asintomatica è più semplice gestire l’associazione degli alimenti, con lo scopo di agevolare l’attività del fegato per l’eliminazione degli allergeni, mantenere bassa l’attività adrenalinica, migliorare il microambiente intestinale e soprattutto sarà fondamentale la scelta di cibi con la minore manipolazione commerciale possibile.

In tutti i casi sarà indicata l’esclusione di tutti gli alimenti istaminergici:

  • Crostacei e mitili
  • Formaggi stagionati
  • Lieviti
  • Fragole
  • Pomodoro crudo

Se il trattamento nutrizionale verrà effettuato in modo corretto, non è infrequente la scomparsa della reattività allergica o una riduzione tanto marcata da richiedere solo minime e saltuarie somministrazioni farmacologiche.